Rafting deriva
dal verbo inglese “to raft”, ossia “navigare
su una zattera”: gli appassionati sportivi si
cimentano infatti nella discesa di rapide tumultuose
e di torrenti a bordo di un canotto.
Contrariamente alle apparenze, la discesa ed il superamento
di impervi corsi d’acqua non rappresentano uno
sport particolarmente pericoloso, se si è a conoscenza
di particolari tecniche per affrontare ostacoli e difficoltà.
L’idea di risalire e attraversare torrenti, fiumi
e rapide con “imbarcazioni pneumatiche”
(in passato otri di pelle gonfiate con aria, oggi gommoni
con chiglie pneumatiche costruiti con materiali resistenti
all’usura e agli impatti) affonda le sue radici,
non per finalità sportive ma per necessità,
all’epoca degli antichi Babilonesi.
In fondo, contrariamente alle apparenze, il rafter ha
bisogno di poche cognizioni di base: è sufficiente
saper nuotare ed importantissimo affidarsi all’esperienza
delle guide che conoscono percorsi e segreti delle correnti,
oltre ad avere una forte spinta verso un’emozione
che ha decisamente dell’avventuroso.
Per quanto riguarda l’attrezzatura, ossia muta
in neoprene, calzari, casco e giubbotto di salvataggio,
è possibile noleggiarla presso le compagnie di
navigazione: molte sono le proposte di associazioni
e percorsi nel nostro Paese, così come è
possibile scegliere gli itinerari grazie ad una classificazione
dei fiumi navigabili in base alla loro difficoltà. |
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